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Roma/New York, 1953-1964 da David Zwirner

Aggiornamento: 9 gen

È in corso sino al prossimo 25 febbraio presso la sede newyorkese della Galleria David Zwirner la mostra “Roma/New York 1953-1964”, a cura di David Leiber, con opere di: Afro, Carla Accardi, Franco Angeli, Luigi Boille, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Philip Guston, Franz Kline, Willem de Kooning, Jannis Kounellis, Conrad Marca-Relli, Gastone Novelli, Achille Perilli, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Toti Scialoja, Mark Tobey, Cy Twombly.


Accardi, Afro, De Kooning. Installation View David Zwirner Gallery. Courtesy David Zwirner


Guston, Afro. Installation View David Zwirner Gallery. Courtesy David Zwirner


Dorazio, Twombly, Scialoja. Installation View David Zwirner Gallery. Courtesy David Zwirner


Sulla scia della mostra “Roma-New York: 1948-1964”, ideata da Germano Celant nel 1993 per la Murray and Isabella Rayburn Foundation, l'esposizione da David Zwirner intende ripercorrere lo sviluppo dell’estetica informale, del gesto e della materia attraverso la fitta rete di contatti, amicizie e scambi culturali tra Italia e Stati Uniti, all'epoca promossa anche grazie al lavoro di galleristi e direttori di Museo all'avanguardia come Leo Castelli e Palma Bucarelli.

A favore dell'apprezzamento e della riconoscibilità dell'arte italiana negli Stati Uniti, fondamentale fu il 1949, anno di Twentieth Century Italian Art a cura di Alfred Barr e James Soby al MoMA di New York, una mostra che aveva catalizzato l’attenzione di critica, stampa e pubblico e inaugurato un importante ciclo di acquisizioni di arte italiana del Novecento da parte dello stesso MoMA e di altre sedi museali negli Stati Uniti.


Fu proprio in seguito al successo della mostra del MoMA che, alla fine del 1949, Catherine Viviano, nata a New York da genitori italiani, decise di aprire una sua Galleria che diventerà fondamentale nell’introdurre sulla scena artistica americana il lavoro dei fratelli Afro e Mirko Basaldella (1950, 1951, 1952, 1955, 1957), Renato Birolli (1952, 1955, 1958), Corrado Cagli (1953, 1957), Toti Scialoja (1956), Emilio Vedova (1951).


Toti Scialoja, Ininterrotto 1958. Sabbia, vinavil, canapa su tela, 113,7x145,4 cm. Courtesy David Zwirner


Philip Guston, Untitled 1959. Olio su carta montato su masonite, 55,6x75,2 cm. Courtesy David Zwirner


Grazie alla rappresentanza della Viviano Gallery, Afro strinse amicizia con Willem de Kooning, ospitandolo poi per sei mesi nel suo Studio di Roma mentre i galleristi de L’Obelisco, Irene Brin e Gaspero Del Corso, si recarono negli USA per promuovere Alberto Burri e poi, rientrati a Roma, presentarono le prime personali in Italia di Robert Rauschenberg (1953) e Arshile Gorky (1957).


Vale la pena soffermarsi anche sulla figura di Alberto Burri, la cui eredità, trasmessa alle successive generazioni di artisti, ha rappresentato, come scrive Lorenzo Canova nel catalogo Burri, gli artisti e la materia 1945-2004, un bagaglio ricchissimo di innovazioni e soluzioni che ha germogliato a lungo e fecondamente all’interno di ricerche e tendenze differenti e spesso opposte, da Robert Rauschenberg a Jannis Kounellis il quale, nel 2017, così ricordava in un'intervista a Domus: “L’Italia degli anni Sessanta aveva una sua centralità culturale. Era il tardo Dopoguerra, c’era un cinema neorealista di grandissima importanza e drammaticità; io e i miei amici non risparmiavamo gli sforzi per capire e leggere il futuro [...]. In Italia si erano capite molte cose. Per esempio, l’importanza della pittura americana. L’artista Marca-Relli scriveva a Plinio De Martis - fondatore della Galleria La Tartaruga - che in America stava nascendo una nuova pittura con una libertà sconosciuta, che dava alla scena americana una centralità che la Francia, forse stanca dalla Guerra, non aveva più. Non posso dimenticare la grande mostra di Jackson Pollock del 1958 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, curata da Palma Bucarelli: fu un’apertura sorprendente […]. Ecco, il nostro desiderio di libertà ci faceva accostare a quell’arte americana, ma non alla Pop Art.”


Alberto Burri, Sacco e oro 1953. Olio, juta e foglia d'oro, 86x101 cm. Courtesy David Zwirner


Robert Rauschenberg, Untitled (Gold Painting) 1953. Foglia d'oro e d'argento su tessuto, giornale, pittura, collage, colla, chiodi su legno in cornice d'artista, 26,7x29,2 cm. Robert Rauschenberg Foundation. Courtesy David Zwirner


Jannis Kounellis, Untitled 1960. Tecnica mista su carta montata su tela, 154,3x186,1 cm. Martin Z. Margulies Collection Miami. Courtesy David Zwirner


Mario Schifano. Installation View David Zwirner Gallery. Courtesy David Zwirner

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